Non ci mancava che questo: dolore al malleolo

Un amico podista di vecchia data, m’incontra e mi chiede un parere circa il dolore al malleolo che da un po’ di tempo lo affligge. Innanzitutto mi chiede cos’è, non gli era mai successo in passato di avere questo fastidio, che a volte è veramente insistente, tanto da fargli desistere di correre, lui che è un podista appassionato ormai da vent’anni. Gli rispondo subito che è proprio questo il problema: corre da molto tempo…

I podisti, me compreso, non vogliono veramente rassegnarsi alle leggi del…”tempo che passa e che i passi che facciamo nel tempo”… lasciano sempre il segno, un po’ qua, un po’ là, insomma dappertutto… Se i podisti facessero solo un rapido esame di tutte le sollecitazioni che i nostri piedi nel corso dei decenni sopportano, non avrebbero di queste meraviglie… Ma come, non ho mai avvertito questo problema…, non mi era mai successo questo inconveniente… E invece, è quasi fatale, ogni tanto, che al podista di una certa età, età podistica ben inteso, si manifesti una qualche patologia. Anzi, a dire il vero, è quasi miracoloso che non si sia manifestata prima. I nostri piedi, checché se ne dica, sono una meraviglia del creato.

Comunque, il malleolo è direttamente interessato al comparto della  caviglia, che a sua volta riflette l’anatomia del piede e della gamba, soprattutto quella del ginocchio: ossa e tendini la fanno da padrona. A volte può accadere che s’infiammino i tendini del tunnel tarsale, causando un difficile scorrimento del tendine stesso la cui compressione procura dolore. Inizialmente, si avverte un formicolio: il nostro corpo difficilmente ci avverte in modo traumatico… Solo nel malaugurato caso di frattura, possiamo lamentarci, Ma se tutto procede nella diciamo normalità, la prima cosa che si avverte è un formicolio, con un fastidio che poi magari cresce se protraiamo l’attività.

Le cause? Carichi eccessivi, ginocchio valgo, postura sbagliata del piede, alluce valgo, scarpe inadatte, anomalie biomeccaniche del piede.

Rimedi? Riposo (la prima cosa nei casi di infortuni), scarpe adeguate al soggetto interessato, eventuali plantari correttivi, esercizi (per rinforzare il piede e la caviglia), applicazioni di ghiaccio per una quindicina di minuti due o tre volte al giorno, applicazione di una benda elastica per mantenere stabile l’articolazione. In effetti, stiamo parlando della cosiddetta teoria conservativa. Ma se c’è frattura, bisogna pensare al trattamento chirurgico.

A chi rivolgersi? Se la prassi conservativa non produce i frutti sperati, allora bisogna rivolgersi a un medico o a un fisioterapista, per una valutazione specialistica del problema. Ma speriamo che il tutto possa risolversi nella sana pratica del buon senso unita al riposo e all’esperienza personale del podista interessato, che in questo caso può risultare veramente decisiva.

Mai sottovalutare l’esperienza di un podista: se l’è procurata passo dopo passo…                                        

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